Arzano: quattro pregiudicati massacrano di botte un ivoriano con un crick

Ennesimo caso di razzismo avvenuto, stavolta, nel comune di Arzano. Un ivoriano, dipendente di una nota palestra della zona, è stato letteralmente assaltato da quattro uomini.

L’aggressione, secondo le testimonianze, sarebbe avvenuta nella notte del 31 gennaio. I quattro pregiudicati percorrevano una delle vie principali di Arzano e, successivamente, hanno investito il ragazzo. Una volta scesi dall’auto, hanno iniziato ad insultarlo e a colpirlo ripetutamente, prima con calci e pugni, e poi utilizzando un crick. Il 28enne di origine ivoriana, ma residente ad Arzano da più di 10 anni, è riuscito a sottrarsi alle grinfie del malviventi, rifugiandosi nel cortile di una scuola vicina, dove ha chiamato i soccorsi. I carabinieri sono intervenuti subito e hanno bloccato i quattro uomini e sequestrato il click utlizzato per l’aggressione.

I medici dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Frattamaggiore hanno diagnosticato una frattura dell’ulna per il 28enne che, tramite i suoi account social, ha tenuto a raccontare l’accaduto, esprimendo tutta la sua tristezza per l’accaduto: “Mi chiamo Ossuele Gnegne, ho 28 anni e sono originario della Costa d’Avorio. Sono in Italia da 10 anni e come tutte le mattine, ieri notte, mi recavo in bici, alla palestra dove lavoro regolarmente, dove sono un dipendente come tutti. All’improvviso un’auto mi viene incontro e mi investe,la macchina si ferma e realizzo che non è stato un incidente, quell’auto, quegli “uomini” nell’auto volevano proprio me. Quattro uomini scendono dalla vettura, inizio a tremare, gli domando “Cosa ho fatto?” e loro armati di bastoni, spranghe, sassi, armati di odio negli occhi mi rispondono “Vogliamo ucciderti”. Mentre mi colpiscono penso a mia moglie, a mia moglie che non avrebbe mai accettato che degli uomini avessero potuto ucciderle il marito per un colore di pelle diverso dal loro. Lei mi ha dato la forza di scappare, non è stato facile mantenere la calma, sono riuscito a nascondermi sotto una macchina, pioveva, tremavo ma nn era per il freddo, era per l’incubo che stavo vivendo. Ho preso il cellulare dalla tasca, ho chiamato i carabinieri, che fortunatamente pattugliavano nella zona e sono intervenuti immediatamente e hanno fermato e identificato quei carnefici. Non pensavo di poter incontrare ancora persone così, a lavoro, nel mio quartiere svolgo una vita “normale” e tutti mi rispettano e mi vogliono bene“.

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