#SarriOut, ma con rispetto. Siempre!

Maurizio Sarri, si sa, è uomo di pancia. Poca diplomazia e tuta cucita addosso. Ha modi bruschi e spesso sopra le righe. Non risparmia turpiloqui ed epiteti, nemmeno quando non sarebbero necessari. Maurizio Sarri, il maestro Maurizio Sarri, non riceverà mai l’onoreficenza che fu di Gianfranco Zola.
Non sarà mai insignito del titolo di “Baronetto”, non sarà mai Sir Maurizio.

Forse non andrà molto avanti la sua avventura inglese e forse rimpiangerà quel giorno in cui, in maniera nemmeno tanto velata, annunciò il suo addio al Napoli andando allo scontro con il patron De Laurentis sul rinnovo di contratto.

A sessanta e più anni, pare evidente, non saranno ancora molte le opportunità di dimostrare il proprio reale valore. Una cosa peró va detta. Maurizio Sarri è un uomo, un allenatore, che di calcio ne sa tanto, forse troppo. Di fronte al suo calcio, i migliori al mondo hanno fatto la riverenza, hanno scoperto il capo a testimoniarne la superiorità. I calciatori sono il capitale sul quale le società investono, che puntano ad accrescere per guadagnare o, comunque, per trarne benefit sportivi.

I calciatori “valgono” vagonate di soldi e vanno tutelati. Una società seria, però, una società che paga i suoi calciatori/dipandenti fior di quattrini, potrebbe e dovrebbe offrire ad un uomo che ha saputo incantare il mondo col suo calcio, un tributo da riportare nella storia dello sport.

Pare evidente che non ci siano più i presupposti per continuare il rapporto. Da una parte la squadra che ha l’esigenza di vincere subito e, dall’altra, un allenatore che ha bisogno di tempo per “insegnare” il suo credo.

Sarebbe un atto coraggioso e che riscriverebbe la storia se, insieme alla lettera di esonero, il presidente Abramovich, consegnasse nelle mani di Maurizio Sarri anche il cartellino di Kepa.

Perdere quel capitale potrebbe non essere un dramma per una società che pare non avere limiti di spesa. Perdere quel capitale significherebbe rendere giustizia ad un uomo che ha incantato il mondo, di fronte al quale chiunque parli di calcio deve levare il cappello.

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