Luigi Di Maio, Roberto Fico, Paola Taverna, Luigi Gallo, Manlio Di Stefano – per gentile concessione, anche Alessandro Di Battista, ormai pecora nera del M5S – e molti altri parlamentari hanno avanzato la propria candidatura a parlare durante l’assemblea conclusiva della Kermesse prevista per domenica.

In pratica la classe dirigente pentastellata, che ha portato il Movimento dalle stelle alle stalle nell’arco di due anni, anziché tacitarsi e ascoltare la voce degli attivisti e della base è pronta ad occupare l’unico momento in cui ad essere protagonista avrebbe potuto essere la partecipazione dal basso.

“Abbiamo il dovere di riorganizzare al meglio il M5S – ha detto Di Maio – ripartendo dalle persone e dando voce ai territori. Seppur in streaming, a causa della pandemia, sarà un’occasione per fare squadra”.

E’ sul ‘dare voce ai territori’ e sul ‘fare squadra’ che casca l’asino perché guardando ai responsabili regionali, a cui spetterà decidere sulle sorti del Movimento, del programma e della leadership, scelti con votazioni online (ma non è dato sapere quanti voti hanno preso), sembrerebbe più corretto sostenere che ad avere voce saranno per lo più i fedelissimi dei capi bastone.

Il calcolo sulla rappresentanza ‘correntizia’ è presto fatto: 11 dei 30 responsabili regionali campani sono diamaiani. E se la matematica non è un’opinione, considerato che questi come i fichiani sono favorevoli all’alleanza con il Partito Democratico e alla deroga al secondo mandato, è chiaro che le decisioni che si prenderanno domenica su temi chiave per il futuro del Movimento rischiano di essere falsate dalla prevalenza numerica di una corrente piuttosto che di un’altra.

“In ogni caso i grandi risultati raggiunti non devono farci ignorare il bisogno, da molti rappresentato, di individuare spazi e tempi per dar voce ai tanti attivisti che quotidianamente sui territori animano la vita del Movimento – ha sostenuto Fico – Sarà necessario un grande sforzo di organizzazione che ci permetta di riequilibrare il rapporto tra portavoce eletti e la base, per permetterci di non disperdere quel patrimonio umano che ha fatto del Movimento 5 Stelle una comunità politica”.