Sostenibilità Ambientale

La sostenibilità ambientale al vertice tematico della politica

di Biagio Fusco – Sul tavolo dei Sindaci, eletti appena poche settimane fa, esiste una questione, non certo di genesi recente, che si propone alla loro attenzione, ma non solo a quella dei primi cittadini; anzi essa purtroppo si impone, a partire dalle grandi e medie città sino agli agglomerati di più ridotta entità (nessuno escluso comunque) come priorità in ogni agenda di governo amministrativo locale. E mi riferisco a quella che va sotto varie denominazioni, quali

“cambiamento climatico, transizione verde e sostenibilità”

tutte definizioni queste che non ne intaccano la sostanza in termini politico – sociali.

Tra l’altro, la tematica ambientale si annuncia proprio per questo autunno 2021 al centro di una numerosa serie di eventi formativi ed informativi, i quali esprimono un respiro internazionale degli appuntamenti organizzati, nella prospettiva di approfondire i riflessi e le innumerevoli implicazioni che la vicenda produce anche sotto il profilo delle opzioni di sviluppo urbano. Gli esperti del settore solgono qualificare le città come “il soggetto insostenibile” per eccellenza.

L’attimo prima del pointbreak

Tale convinzione, che poggia su basi scientifiche solide, parte ovviamente da un dato numerico intorno al quale ci sarebbe poco da discutere e controdedurre, ovvero che la vita urbana ha manifestato negli ultimi quattrocento anni una brusca accelerata ed è ulteriormente protesa ad un vertiginoso aumento percentuale, che si prevede di qui ai prossimi tre decenni.

Ci si interroga tutti, ed in maniera problematica per giunta, sulla individuazione del cosiddetto pointbreak, il quale andrebbe senz’altro ricercato nella tendenza difficilmente invertibile che hanno le grandi e medie conurbazioni soprattutto ad attingere da grossi sistemi di flusso ed intercettazione le risorse (es. in primiis beni di necessità primaria) al fine di soddisfare la richiesta che deriva dalla concentrazione interna di individui, attività e strutture.

Le ricadute sotto il profilo finanziario ed ecologico sono tali da determinare uno squilibrio che in termini di dimensioni trasforma le economie di agglomerazione in autentiche diseconomie.

Sarà obbligo precipuo dei Sindaci, a livello locale, dimostrare di esser all’altezza del compito e farsi trovare pronti ed in prima linea rispetto alla implementazione di partiche e misure virtuose che in modo coerente sappiano riannodare le fila di una visione politica compiuta, la quale partendo dall’ambiente estenda la propria veduta all’intero panorama sociale che include le condizioni di vita delle singole persone, la protezione del patrimonio culturale e naturale, le politiche sociali e la resilienza.

Ogni città italiana dovrebbe adottare un proprio piano ambientale, proprio come il resto dell’Europa

Ebbene, in virtù di tale premessa logica è lecito concludere che in uno Stato come l’Italia, ove ha sede una rete urbana diffusa, dal momento che il “ BelPaese ” storicamente possiede una fortissima tradizione comunale, saranno innanzitutto i Sindaci i primi attori ad essere chiamati sulla scena ambientale poiché tenuti metodologicamente a mettere in campo politiche in grado di coniugare innovazione tecnologica, miglioramento della vita urbana e sostenibilità ecologica.

Sulla scorta di quanto hanno già fatto le maggiori capitali d’Europa, da quelle più o meno green friend sino a quelle più disattente o meno responsabili, ogni città italiana dovrebbe adottare un proprio piano ambientale, che si articoli in progetti che si auspica possano incontrare ampia, laica, condivisione da parte di tutti gli attori, a vario titolo istituzionale e non.

L’ambiente non è un affare privato: ecco perché

Ritengo che nella politica stia crescendo finalmente la consapevolezza che non si tratta l’ambiente come un private business (di pertinenza delle sole metropoli cittadine); il confronto deve rappresentarsi come un’esperienza allargata alle municipalità più esigue, affinchè dalla dialettica avviata sulla teoria e prassi della sostenibilità urbana ne venga fuori un quadro valoriale costituzionalmente aggiornato.

Al di là dei contesti e dei processi urbani innescati, i quali caratterizzano le specificità naturali e strutturali delle aree e realtà singole sulle quali la politica in generale predispone il suo intervento, a livello centrale così come a livello locale, i temi principali intorno a cui bisogna tenere vivo e costante il dibattito sono Comunità, Rete e Responsabilità, tre obiettivi che in modo omnicomprensivo vanno prima concettualmente chiariti e poi concretamente raggiunti, affinchè ogni città italiana (in linea con l’agenda territoriale europea) divenga smart, inclusive and sustinable.

Il ruolo dei Sindaci

Al Sindaco, che giuridicamente è soggetto pubblico collocato al vertice della funzione di indirizzo politico nonché di quella contestuale di controllo dell’Ente Locale, compete il ruolo di agevolare la costituzione e soprattutto la percezione di questa entità collettiva che è la Comunità in senso lato, intesa nell’accezione di cittadinanza attiva che ingloba una condivisione di interessi e valori.

La eterogeneità e composita varietà del tessuto sociale che si innerva nelle grandi città italiane probabilmente è fonte di una maggiore spinta culturale verso il mutamento determinato da un processo di partecipazione, ma non bisogna sottovalutare le piccole realtà locali che talora hanno insiti nel proprio grembo sociale i semi del senso di Comunità, più di quanto lo si possa ragionevolmente immaginare.

La Rete è un valore, un obiettivo che, raggiunto, permette di concretizzare un’idea attraverso la condivisa e corale azione di cittadini privati, terzo settore ed istituzioni, soggetti che tutti insieme formano un sistema circolare di partecipazione. La eco – sostenibilità di ogni iniziativa messa in campo da una Pubblica Autorità, in particolare se elaborata a livello locale da una Istituzione amministrativa,avendo chiara la finalità di realizzare una buona pratica di prossimità politica non é un dato neutro e, come tale, va discusso nel merito. Solo in questo modo la politica crea le condizioni a che venga stimolata la nascita di sinergie capaci di affrontare le problematiche ambientali e di trovare ad esse le corrette soluzioni.

“Non c’è responsabilità senza sostenibilità”

I Sindaci dovranno, d’ora in avanti, e per quanto di competenza propria oltre che di concerto con i livelli istituzionali sovraordinati, affiancare ai grandi interventi infrastrutturali anche quelli mirati ad accrescere la sensibilità civica, generale e del singolo, verso le importanti sfide ambientali, climatiche che attendono tutti coloro che non intendono abdicare e sottrarsi al processo di transizione ecologica.

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