La ‘società criminale’ tra il narcos Imperiale e i boss degli Amato-Pagano

Un rapporto simbiotico ha fatto la fortuna criminale di due pericolose organizzazioni, entrambe partite dalla provincia di Napoli e giunte a mettere le mani su alcune lucrose rotte internazionali del traffico di droga. Da una parte c’è il gruppo del boss Raffaele Imperiale, ritenuto dai magistrati uno dei massimi narcotrafficanti a livello globale. Dall’ultima ordinanza è emersa, infatti, una figura criminale in costante ascesa che è stata favorita da un legame forte con i boss degli Amato-Pagano, clan con il quale Raffaele ha costituito, ormai oltre due decenni, una vera società criminale.

Un rapporto simmetrico

Gli scissionisti melitesi, contando sull’affiliazione, si sono rivolti al compare stabiese e ai suoi fedelissimi collaboratori per ottenere un ininterrotto flusso di cocaina con il quale invadere le piazze storiche e vendere agli altri gruppi criminali. Dunque è stata fondamentale l’enorme capacità di comprare senza limiti la cocaina, divenuta la merce più preziosa a Napoli degli ultimi trent’anni. Così si è affermata la fortuna degli scissionisti melitesi, infatti, la capacità di poter comprare la droga a prezzi vantaggiosi è considerata la principale ragione della loro sopravvivenza, nonostante, gli arresti dei boss e i pentimenti dei ras.

I magistrati sostengono che gli Amato-Pagano non sarebbero il clan che sono diventati senza Imperiale e il suo socio Mario Cerrone e, simmetricamente, che questi ultimi non sarebbero diventati figure di massimo spicco nel panorama criminale internazionale senza il gruppo criminale melitese.

Vita breve per gli Amato-Pagano senza Imperiale secondo i magistrati

Sarebbe durato poco, forse neppure esistito, il clan degli Amato Pagano senza Raffaele Imperiale. Per la Procura di Napoli, quindi, Imperiale non rappresenta un “semplice fornitore di droga” ma “uno dei pilastri su cui poggia tutta l’organizzazione camorristica degli ‘scissionisti’ del clan Di Lauro”.

La Dda ha prodotto anche le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, primo fra tutti Carmine Cerrato, braccio destro del boss Lello Amato, che ha raccontato dei codici cifrati con i quali parlavano tra loro, dei telefonini “usa e getta”.

Le indagini a carico di Lelluccio hanno consentito di accostare il suo nome a quelli dei criminali ritenuti a capo di cartelli della droga coinvolti nella cosiddetta Mocro War in Olanda e Belgio, che ha provocato oltre 40 morti: si tratta di Taghi Ridouan e di Riquelme Vega: il primo in attesa di processo, il secondo catturato in Cile nel 2017 ed estradato in Olanda dove è stato di recente condannato. Elementi che sarebbero riconducibili a una organizzazione con caratteristiche mafiose composta da criminali di varie nazionalità tutti con base negli Emirati Arabi Uniti.

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