
di Biagio Fusco – Sul tavolo del Consiglio dei Ministri, ma in special modo su quello delle trattative in corso tra Governo e forze politiche si torna a discutere delle criticità endemiche al nostro sistema giudiziario, con la quasi certezza che, al di là delle lodevoli intenzioni sempre dimostrate a parole, cui tuttavia hanno fatto in genere da sponda proposte materiali piuttosto tortuose da percorrere, per non dire addirittura bizantine o arzigogolate, sarà complicato trovare una soluzione al problema Giustizia.
Dietro le solite sbandierate effigie della “ semplificazione delle leggi, ottimizzazione nella organizzazione dell’intero apparato dell’Amministrazione Giudiziaria, da attuarsi anche con la collaborazione integrata degli Avvocati attraverso i consigli territoriali dell’ordine, revisione del sistema delle intercettazioni e modernizzazione del sistema carcerario in un’ottica di riconciliazione sociale “ si nasconde il proposito fin troppo evidente nelle linee di indirizzo dei governi succedutisi negli ultimi quindici anni di portare al costo zero il contenzioso giudiziario italiano, soprattutto in ambito civile, come se in questa materia non soggetta a deregulation si potesse procedere in modo semplicistico secondo il criterio della convenienza di spesa o dell’equilibrio tra entrate ed uscite di cassa. Ci vorrebbe ben altro, tutta l’Italia lo sa !
E’ sufficiente, per avere un quadro solo marginale dello stato di trascuratezza ed incuria in cui versa l’intero comparto che fa capo all’attività di vigilanza e controllo del Guardasigilli, dare uno sguardo agli uffici, ai palazzi, alle aule e ad altre infrastrutture, tralasciando, ma solo per un istante, la situazione di perenne sotto – organicità del personale impiegatizio. L’attuale Presidente del CNF, Avv. Maria Masi, commentando in una nota formale resa a margine delle linee programmatiche illustrate dal neo ministro della Giustizia Carlo Nordio si esprime con queste condivisibili parole “
Le iniziative ci trovano convergenti e rappresentano per l’Avvocatura esigenze primarie, a partire dalla situazione non più sostenibile delle carceri, come emerso dallo studio del Garante Mauro Palma sull’alto tasso di suicidi…Se la prima emergenza, oggi un imperativo prioritario, è il superamento della crisi economica sulla quale incidono le criticità della giustizia civile, risulta essenziale, senza incidere sulla giustizia di prossimità, garantire l’effettività della tutela dei diritti dei cittadini, e ricostruire un senso di fiducia della collettività verso il sistema giudiziario. ”.
Senza dubbio il settore Giustizia, e con esso in forma diretta o riflessa quello legale privato, lamentano in generale un profondo disallineamento rispetto agli esempi di standard di efficienza produttiva offerti da altri Paesi dell’Eurozona, attestandosi a livelli poco distanti da quelli raggiunti dalle democrazie meno evolute del globo e soprattutto maggiormente afflitte da fenomeni di corruttela ed infiltrazioni criminali, ad ogni modo non può essere sottaciuta la voce contenuta nel rapporto elaborato di recente dal CENSIS sull’Avvocatura italiana, la quale in circa 136 pagine fotografa la situazione odierna di una categoria professionale che – ricordiamolo – affonda le proprie radici in granitiche garanzie costituzionali e che vanta una storia più che bimillenaria.
Ebbene, a fronte di un fatturato lordo 2020, fermo in valore assoluto a 8,5 miliardi di euro, che nell’anno pandemico ha fatto registrare comunque una riduzione del reddito complessivo ai fini irpef di ogni singolo avvocato, unitamente ad un calo del volume d’affari iva medio, compresi in un range che oscilla tra il 4,1 ed il 6,5 %, tanto da spingere il 32,8 % degli iscritti a valutare la cancellazione e quindi l’abbandono della professione in cerca di altri lidi più floridi come i concorsi nella Pubblica Amministrazione, i vertici nazionali dell’autogoverno forense avevano espresso al ministro Nordio l’auspicio di un pronto intervento normativo sui nodi più intricati della riforma della giustizia civile che, senza comprimere le parti, fossero in grado di riequilibrare innanzitutto il rapporto nella giurisdizione tra magistrati e avvocati, oltre che di centrare gli obiettivi imposti dal PNRR per risollevare l’economia del Paese e attrarre investimenti esteri. E tutto ciò, in fondo perché no ? – rileva saggiamente sul punto il Presidente del CNF con una proposta che di certo non va a paventare uno scenario probabilistico inverosimile ovvero in goni caso lontano da una opzione realistica – sarebbe possibile inserendo la presenza degli Avvocati nella composizione dell’ufficio legislativo del ministero della Giustizia, nella prospettiva di ottenere una collaborazione istituzionale alla redazione delle norme. Nel ramo penale restano irrisolte tante altre perplessità, come quelle che affiorano se ad esempio ci si sofferma sui contenuti, sulla funzionalità e agibilità degli uffici giudiziari, oppure sulla “ revisione profonda ” del reato di abuso d’ufficio, la cui struttura testuale oggi costituisce un limite che rallenta l’azione dei pubblici amministratori, rivelandosi spesso e volentieri priva di consistenza in tesi di accusa.
Ma ci sarebbe tanto altro da scrivere…sulla Giustizia !




