
La nota con cui la dott.ssa Fabiana Amatucci ha rassegnato le dimissioni dalla carica di Capogruppo consiliare del Partito Democratico rappresenta un atto politico di straordinaria rilevanza, non solo per il contenuto formale, ma soprattutto per le motivazioni che la sorreggono e per il quadro politico che essa disvela
Dalle parole della consigliera emerge con chiarezza l’esistenza di una frattura profonda e ormai insanabile all’interno del gruppo consiliare del Partito Democratico, determinata dalla scelta di una parte del partito – in piena sintonia con il Commissario – di non partecipare ai lavori del Consiglio comunale, impedendo di fatto il regolare svolgimento dell’attività amministrativa. Una scelta che non può essere derubricata a semplice dissenso politico, ma che assume i contorni di una vera e propria strategia di blocco istituzionale.
Il passaggio più significativo della nota è quello in cui si denuncia la volontà di “ostacolare l’azione della maggioranza consiliare”, di cui lo stesso gruppo PD è parte integrante. È in questa affermazione che si coglie la gravità della situazione: un partito che ha concorso alla vittoria elettorale e che siede nei banchi della maggioranza decide consapevolmente di non esercitare il proprio ruolo nelle sedi democratiche, determinando una paralisi amministrativa che colpisce direttamente la comunità di Frattamaggiore.
La scelta di disertare il Consiglio comunale non è un atto neutro. Essa comporta il rinvio di deliberazioni, il blocco di provvedimenti, il rallentamento di servizi essenziali e, in definitiva, un danno concreto ai cittadini. È legittimo, a questo punto, interrogarsi sulle reali finalità di tale condotta. La risposta appare sempre più evidente: costruire uno scenario di instabilità e immobilismo amministrativo utile a occupare spazi politici, ridefinire equilibri interni e preparare il terreno in vista dell’appuntamento elettorale di primavera.
In questo contesto, le dimissioni della dott.ssa Amatucci assumono il valore di un atto di denuncia e di coerenza istituzionale. La consigliera rivendica una linea di responsabilità, lealtà e rispetto del mandato elettorale, affermando un principio fondamentale: le criticità politiche si affrontano nel confronto democratico, non attraverso il disimpegno o l’abbandono delle sedi istituzionali. Una posizione che mette in luce, per contrasto, l’irresponsabilità di chi ha scelto consapevolmente la strada opposta.
Particolarmente significativo è anche il chiarimento secondo cui le dimissioni dalla funzione di Capogruppo non comportano alcuna rinuncia al mandato elettivo né alla partecipazione ai lavori consiliari. In tal modo, la consigliera ribadisce che il vero tradimento del mandato conferito dagli elettori non risiede nel dissenso politico, ma nel boicottaggio delle istituzioni e nella sospensione dell’azione amministrativa.
Il quadro che emerge è quello di un Partito Democratico locale diviso, in cui una parte ha scelto di subordinare l’interesse generale a una manovra politica di corto respiro, funzionale esclusivamente alla costruzione di un percorso elettorale. Una strategia che, però, si realizza sulla pelle dei cittadini, privati di un’amministrazione pienamente operativa e di un Consiglio comunale capace di deliberare.
Frattamaggiore merita ben altro. Merita una classe dirigente che, pur nel legittimo confronto politico, anteponga il bene della comunità a qualsiasi calcolo elettorale. La paralisi amministrativa non è uno strumento di lotta politica, ma una ferita inferta alla democrazia locale. Le dimissioni della Capogruppo PD lo dimostrano con chiarezza e pongono una domanda che non può più essere elusa: chi sta davvero lavorando per la città e chi, invece, sta lavorando solo per occupare spazi in vista delle prossime elezioni?




