All’arrivo della bara bianca un silenzio surreale e indecifrabile squarcia il pomeriggio del rione Luzzatti. Oltre cinquecento persone – tra parenti, amici di una vita e semplici conoscenti – trattengono il fiato.

Non una parola o un sospiro di troppo. Solo lacrime e rabbia. A “parlare” sono invece le decine di t-shirt bianche stampate per l’occasione. Sullo sfondo il volto sorridente di Ylenia Musella, appena sotto un pugno di parole che riassumono tutto quello che è possibile dire in un momento del genere: «Ovunque, ma insieme». E insieme sono rimasti anche nel giorno più buio. Quello dell’addio. I funerali di Ylenia Musella sono stati celebrati ieri pomeriggio nella parrocchia “Sacra famiglia dei Padri Giuseppini”. Lontano dal parco Conocal di Ponticelli in cui lunedì pomeriggio la ventiduenne, dopo essere stata pugnalata alla schiena dal fratello Giuseppe, ha trovato la morte. Ed è proprio nel rione Luzzatti, zona di origine del padre da anni detenuto, che il venticinquenne, subito dopo il delitto e’ andato a nascondersi prima di costituirsi nel corso della notte.

Ma tra i palazzacci grigi di Poggioreale ieri non c’era spazio per il risentimento. Una vera marea umana è accorsa all’esterno della chiesa per tributare un ultimo saluto a Ylenia. Un addio scandito dal volo di decine di palloncini bianchi e rosa, composti a mo’ di corona del Rosario e lasciati librare in cielo subito dopo l’uscita del feretro. Parenti e amici della ventiduenne si sono ritrovati immersi poi nel fumo denso sprigionato dai fumogeni che hanno accompagnato l’allontanamento del carro funebre dalla parrocchia. Riavvolgendo il nastro di un pomeriggio in cui la tensione è stata altissima e i volti tesi più che mai, ciò che resta impresso è l’immagine della madre di Ylenia. Natascia è riversa sulla bara bianca appena adagiata ai piedi dell’altare. Non c’è verso di allontanarla e di fermare le sue lacrime. Le urla sono strazianti. Attorno a lei decine di ragazzi indossano un’altra maglietta: «Gli addii sono per coloro che amano con gli occhi, chi lo fa con il cuore non si separa mai». La donna decide di staccarsi dal feretro.

Alle 16,40 don Federico Saporito prende parola e, rivolgendosi alla chiesa gremita, dà inizio alla cerimonia: «Carissime sorelle e carissimi fratelli – il primo passaggio della sua omelia – siamo riuniti nella preghiera per poter esprimere il nostro dolore e il nostro affetto alla cara Ylenia che tragicamente e prematuramente ha lasciato questo mondo. Non possiamo parlare di speranza senza attraversare la tristezza e neanche possiamo fermare i nostri sentimenti nel buio dell’ignoto.

Siamo tristi perché la morte ci porta via i nostri affetti, i nostri legami e oggi, di fronte alla morte di una ragazza piena di vita, anche la morte sembra più fredda, più spietata». Don Saporito ha poi espresso un’amara considerazione: «Abbiamo a che fare con dei giovani e capiamo che una vita che si spezza è qualcosa che non ci dà modo di vedere il cammino che questi ragazzi avrebbero potuto fare. Semplicemente bisogna riflettere e pensare a quale può essere il ruolo degli adulti e della chiesa in eventi come questo». Il congedo ha il sapore amaro della resa: «Non sono in grado di dire nulla di più di quello che è stato raccontato. Vorrei che non succedessero più cose del genere e che non fossimo di nuovo in una chiesa a celebrare i funerali di un giovane morto così tragicamente». La folla abbandona a fatica la parrocchia. Ancora pochi secondi e il fumo rosa e bianco avvolge la bara bianca in cui Ylenia compirà il suo ultimo viaggio.

Intanto resi noti i primi dettaqgli dell’autposia,e’ stata una minuscola lesione all’aorta, di appena un millimetro, a causare la morte di Jlenia la 22enne, uccisa con una coltellata dal fratello Giuseppe, nel tardo pomeriggio dello scorso 4 febbraio, nel rione Conocal di Napoli.

“Per giungere alla compatibilità è necessario attendere gli esiti di tutti gli accertamenti – ha proseguito Fabbozzo – però è plausibile che la lesione di appena un millimetro riscontrata all’aorta, che ha portato alla morte Jlenia, possa essere stata determinata dall’impatto con un coltello lanciato e non impugnato”. Durante l’esame autoptico è stata anche riscontrata una lesione al polmone che però non si è rivelata determinante per il decesso. Per avere il quadro completo tuttavia sarà necessario attendere il deposito della relazione previsto entro 60 giorni.

Secondo le dichiarazioni rese in Questura quella notte, versione confermata all’udienza di convalida, Giuseppe Musella avrebbe lanciato contro la sorella un grosso coltello senza avere l’intenzione di ucciderla. L’arma si è invece conficcata nella schiena della 22enne colpendo il cuore. Una versione alla quale però il giudice non ha creduto, ritenendola posticcia. Gli avvocati, ieri, al termine dell’interrogatorio, avevano chiesto al gip la riqualificazione dell’omicidio volontario in preterintenzionale e reso noto che c’erano stati più di un testimone ad assistere al lancio del coltello.