A carte scoperte, una volta per sempre

Riuscire a leggere il gioco del tuo avversario può cambiare radicalmente le carte in tavola. Anche il più fervido dei bluff non ha lunga vita se non si riesce a reggere la contromossa dell’avversario. Colui che sa guardarti negli occhi, capire le tue debolezze e sferrare il colpo vincente al momento giusto. Restare lucidi significa non lasciarsi sopraffare dalle proprie emozioni, da un evento avverso, non farsi condizionare dalle dinamiche che ti circondano. L’esperienza recita una parte di fondamentale importanza in questi casi, il più delle volte risulta determinante e compromettente nonostante tutto quello di buono fatto in precedenza.

L’ASSO NELLA MANICA CHE NON BASTA

Certo, si potrebbe osare, gettando il cuore oltre l’ostacolo senza pensare alle possibili conseguenze che possono derivare. Magari usufruendo della tua arma migliore: l’asso nella manica. Su questo non si possono fare congetture: o ce l’hai o non ce l’hai. Ieri pomeriggio il Napoli ha dimostrato di averlo ma non è bastato. Arkadiusz Milik è entrato al 66° di gioco per sostituire un abulico Mertens. L’occasione è stata propizia, un pallone calciato a pochi metri dalla porta e che già presagiva esultanza. Donnarumma, purtroppo, si è opposto deviando in calcio d’angolo con un intervento a dir poco prodigioso. Sostanziale risultato: il Napoli impatta e la Juventus scappa via con gli inevitabili processi che ne conseguono. Milik avrebbe potuto giocare dall’inizio, Hamsik ha lasciato il campo al posto degli impalpabili Allan e Jorginho, Zielinski, etc etc. Ma con i se e con i ma non si è mai concretizzato nulla.

UNA PREROGATIVA CHIAMATA CHIAREZZA

La sola verità è quella che mi dice il campo, quella di un Napoli non più tambureggiante come un tempo e che ha lasciato posto a prestazioni di poca costanza. C’eravamo abituati bene? Penso proprio di si, tenendo conto che uscire indenni da San Siro in altre circostanze avrebbe suscitato solo meriti e giudizi positivi. Non quando però hai contro un rullo compressore come avversario, una Juventus capace di migliorare il suo score stagionale di 4 punti.

In effetti anche gli azzurri sono a +8 rispetto alla scorsa stagione, ma non basta.

Non basta perché c’è forse poca chiarezza nelle parole dei tanti, nelle strategie da attuare, obiettivi da perseguire o miracoli per cui pregare. Il tavolo da gioco è un tabù ancora troppo omertoso per noi, sfidare l’avversario esige carte alla mano di conclamata certezza. Belli o vincenti? Il dubbio va sciolto prima che le incomprensioni prevalgano e gli addii si propaghino senza conoscerne il perchè.

 

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