Orban Salvini Papa

“ Da Viktor Orbàn a Salvini, passando però prima da Papa Bergoglio “

di Biagio Fusco – Dopo aver concluso un’audizione, che ha previsto un colloquio personale col Santo Padre, durato all’incirca una quarantina di minuti, in cui il Premier magiaro ha discusso di temi assai delicati e complessi ed ovviamente legati alle vicende del conflitto ucraino, tra cui la protezione concessa ai profughi scappati attraverso i pochi corridoi umanitari garantiti dall’invasore russo, per questo gesto caritatevole ricevendo le lodi di Bergoglio, Orbàn si è recato in visita dal nostro leader leghista Matteo Salvini.

Si potrebbe subito eccepire che le due tappe, prescindendo da rilievi più o meno condivisibili sul piano della opportunità dell’uno e dell’altro incontro, abbiano messo in evidenza un segno politico diametralmente opposto. Di certo, il face to face romano avuto all’Accademia d’Ungheria manda una indicazione inequivocabile di divisione della destra italiana, visto che all’appuntamento non c’era la Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ovvero del partito nel centro – destra che più di tutti schizza vertiginosamente nei sondaggi elettorali, le cui quotazioni vengono attestate sempre lungo un trend di costante rialzo. In più, tale “ apparente esclusione “ della Giorgia nazionale potrebbe rappresentare ed inviare al mondo politico internazionale un segnale di posizionamento netto e preminente di una determinata leadership (piuttosto che un’altra) nel contesto di un rilanciato progetto di gruppo unico di sovranisti pseudo europeisti, comunque distanti nelle rispettive visioni che manifestano con riferimento ai risvolti che potrebbe assumere potenzialmente la crisi ucraina, qualora il confronto bellico dovesse dilatare i propri confini oltre quelli dell’attuale fronte russo – ucraino.

Probabilmente l’intento sotteso ai sessanta minuti di pacato dialogo portato avanti con Salvini è proprio questo. Serrare i ranghi della Destra nella ipotesi sciagurata in cui dietro la spinta dei pressanti venti di sovranismo, che hanno già vittoriosamente spirato sulla Serbia, sull’Ungheria e (vedremo) forse anche sulla Francia, dovesse frantumarsi l’Europa che scricchiola ora sulla questione Ucraina. Un legame che si rinsalda, insomma. Sarà una pura coincidenza, ma sta di fatto che capita a pochi giorni dalla emblematica decisione adottata dai tre Ministri omologhi della Difesa di Polonia, Slovenia e Repubblica Ceca, i quali hanno disertato un tavolo di trattative al vertice quale gesto di vibrante protesta contro la iniziativa intrapresa dall’altro Ministro della Difesa proprio d’Ungheria di negare il transito agli armamenti ed alle munizioni dirette all’esercito ucraino.

Lo scambio di battute non è stato di sicuro all’altezza dei migliori esempi di statisti offerti dalla storia europea, nelle parole e nei toni, visto che il segretario del Carroccio a chi gli chiedeva conto circa la tempestività e convenienza di questo incontro avuto con il Primo Ministro di Budapest in modo laconico ha replicato così: ” Non scherziamo, il Presidente ha visto pure il Pontefice “. In fondo, non sarebbe giustificata una reazione di stupore al fatto che soltanto Orbàn era assente in Ucraina in occasione di una visita ufficiale di sostegno umanitario al popolo di Kiev che resiste strenuamente da quasi due mesi alle incursioni di Mosca, se si leggono le parole di elogio pronunciate da Salvini (il più pronto fra tutti i leader dell’Eurozona a congratularsi) all’indomani della vittoria di Viktor Orban alle elezioni politiche del 4 aprile scorso:  Da solo contro tutti, attaccato dai sinistri fanatici del pensiero unico, minacciato da chi vorrebbe cancellare le radici giudaico – cristiane dell’Europa, denigrato da chi vorrebbe sradicare i valori legati a famiglia, sicurezza, merito, sviluppo, solidarietà, sovranità e libertà, hai vinto anche stavolta grazie a quello che manca agli altri: l’amore e il consenso della gente. Forza Viktor, onore al libero Popolo ungherese “.

Dopo la visita primaverile nel 2021 a Budapest ed il summit autunnale in videoconferenza il filo conduttore è sempre lo stesso, progettare un eurogruppo unico, in attesa del risultato francese, benchè a divederli ci siano i rapporti opachi tra Marine Le Pen (alleata di Salvini nella fazione ID) con Putin ed il Cremlino e la vicenda ucraina che si protrae oltre il dovuto ed il programmato. Ma la sorte vuole che a tenere in asse le diverse anime della Destra Europea, sia pur non intenzionalmente poichè, nella circostanza, il carisma del Capo di Stato (Vaticano) cede naturalmente il passo al ministero del Capo Spirituale della Chiesa Romana, sono le evangeliche parole di mediazione di Francesco, apprezzate anche dal senatore milanese che ha sempre guardato all’azione del Papa come ad una missione di Pace che supera le ragioni della Guerra e che con insistenza tende a convincere l’animo dei potenti ad evitare che le devastazioni e le sofferenze inflitte dai bombardamenti si abbattano con inaudita barbarie sulle vite degli innocenti.

Ad ogni modo, il meeting tra i due Capi politici è stato molto cordiale ed ha toccato anche i nodi della economia ed in particolare il contrasto all’immigrazione illegale, la necessità di abbattere il carico fiscale per famiglie e imprese e non ultima la cooperazione internazionale.

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