Fukushima: TEPCO dovrà risarcire 94,6 miliardi di euro

di Brunella Caponetto – Ricordiamo tutti il disastro nucleare di Fukushima del 2011, evento che sconvolse il mondo e che riaccese gli interrogativi (dopo Chernobyl) sul nucleare e sulla sua efficienza.

Diverse sono state le sentenze e lungo il processo alla Tokyo Electric Power (Tepco) per non essere stato in grado di prevenire la catastrofe del marzo 2011. L’ultima ha condannato la società ad un rimborso di 94,6 miliardi di euro, ovvero 13.000 miliardi di yen.

La sentenza

La sentenza regola un contenzioso del 2012 contro i dirigenti del gruppo, a seguito del triplice incidente: il terremoto di magnitudo 9, lo tsunami che ne è seguito, e la propagazione delle radiazioni nelle aree circostanti.

L’azienda fu carente di sicurezza e senso di responsabilità“: queste le parole del giudice. I dirigenti sono stati ritenuti responsabili del disastro ambientale ed economico.

Il processo si concentrava sul livello di affidabilità di una valutazione delle attività sismiche nell’area eseguita da una commissione governativa nel 2002, nove anni prima dell’incidente. Gli azionisti ritengono che la valutazione fosse credibile e che i gestori avrebbero dovuto fare di più per salvaguardare l’impianto da un enorme tsunami che era lecito attendersi.

La reazione della TEPCO

Esprimiamo ancora una volta le nostre più sincere scuse alla popolazione di Fukushima e alla società in generale per i danni e le preoccupazioni causati da questo disastro“, ha detto mercoledì un portavoce della Tepco all’AFP, rifiutandosi però di commentare la decisione del tribunale.

Nel 2019 sono stati assolti in primo grado tre ex dirigenti. Gli ex manager scagionati all’epoca – l’ex presidente del consiglio di amministrazione di Tepco Tsunehisa Katsumata e gli ex vicepresidenti Sakae Muto e Ichiro Takekuro – sono stati invece condannati mercoledì, insieme a un altro ex dirigente della società, Masataka Shimizu.

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